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Dove va a finire la coppia
 
di Pamela Sbrollini
 

D’estate è tutto più leggero e cercando un argomento per questo articolo mi sono fatta ispirare da una conversazione fatta al mare tra amici.
Si stava parlando di una coppia che aveva deciso di trascorrere un week-end da soli lasciando i figli ai nonni, ed una mamma dice scandalizzata che lei non lo farebbe mai e dà come motivazione il fatto che lei non potrebbe lasciare i figli per divertirsi, avrebbe i sensi di colpa. La coppia ha altri spazi per stare insieme il tempo “libero”  va condiviso con i figli.

A questo punto mi scattano mille interrogativi, lei è talmente convincente nello spiegare i suoi motivi che un secondo vacillo, ma da psicoterapeuta conosco bene la risposta e…da mamma anche.
Proverò in questo scritto a spiegare per quale motivo è fondamentale avere tempo per se stessi, per la coppia e per la famiglia anche in modo distinto, anche se è fondamentale conoscere a fondo le esigenze di noi stessi.
Mi spiego. Assecondare la nostra essenza di persona è fondamentale, con i nostri pregi e difetti. Detto così sembra lapalissiano, ma quanto noi all’interno della nostra famiglia siamo costantemente capaci di cogliere i nostri desideri? Quanto riusciamo ad assecondarli, e quanto al contrario questi devono “accomodarsi” per far sì che possano collimare con il “benessere” della famiglia?
Mi viene in mente una frase che lessi una volta, ve la riporto “Tutto il piacere del matrimonio sta nel fatto che consiste in una perpetua crisi” di G.K.Chesterton.
In questo periodo siamo abituati a sentir parlare di crisi, soprattutto quella economica, ma se lasciamo le cose sempre come stanno, come ci può essere cambiamento? E cosa c’è alla base del cambiamento se non una “crisi”? E come potremmo pretendere di migliorarci e pretendere dei cambiamenti facendo sempre le stesse cose? Ecco perché la frase di Chesterton non è per niente negativa se la intendiamo come la capacità della coppia di far fronte ai continui stimoli a cui è sottoposta.
I figli, soprattutto, fanno sì che l’equilibrio di coppia venga messo alla prova e come si fa a mantenerlo ben saldo se non conosciamo bene il nostro “compito”, ma soprattutto non sappiamo ascoltare noi stessi e il nostro partner?
Nel fidanzamento si guarda soprattutto a ciò che ci rende simili l’uno all’altro. Quasi non vogliamo vedere le differenze di sensibilità, valori, modi di esprimersi, come se avessimo paura che possano diventare un motivo per allontanarsi.
Invece col tempo queste differenze emergono, perché ci sono eccome, e non è giusto nasconderle, anzi bisogna imparare a scoprirle come una ricchezza: siamo una coppia – non un clone l’uno dell’altro – proprio perché siamo diversi!
Occorre saper riconoscere ed ascoltare le nostre diversità, avere tempo per noi per capire chi siamo diventati e cosa vogliamo.
Molti contrasti e molte difficoltà, al contrario, spesso vengono dal non riconoscere le diversità, e quindi dalla pretesa che l’altro sia identico a me: che pensi, senta, reagisca nello stesso modo.
La differenza fra uomo e donna è alla radice dell’amore: è condizione della complementarietà, della ricchezza del dono reciproco. Queste differenze sono un tesoro da scoprire, da valorizzare. Però vanno capite anche in quanto possono creare equivoci che fanno soffrire molto ed inutilmente… e mandano anche i matrimoni in malora.
Bisogna soprattutto imparare a comunicare, perché andare d’accordo ed essere felici nella vita di coppia non è mai questione di fortuna ma sempre di cura, di un lavoro continuo, di molte attenzioni … che però non pesano, perché si fanno per amore.
Spesso le differenze di vedute emergono proprio dopo la nascita dei figli. Occorre ristabilire un nuovo equilibrio. L’uomo e la donna che si erano conosciuti e innamorati ora sono padre e madre, devono imparare il loro nuovo ruolo e una volta che si sono riconosciuti devono anche imparare a riconoscersi. Per fare questo risulta necessario che la coppia possa trovare degli spazi in cui comunicare scambiarsi idee e opinioni, possano di nuovo annusarsi, ripercorrendo quei “luoghi” percorsi durante il primo innamoramento.
Aggiungo che quando i bambini sono piccoli è facile escluderli dal nostro comunicare, ma quando crescono mettono in continuazione alla prova il nostro equilibrio, provocano delle “crisi” (nel senso di nodi, momenti di cambiamento) con le quali è difficile fare i conti se la coppia si è allontanata e non ha più avuto modo di avere il suo spazio.
I tempi e i modi vanno gestiti a seconda del proprio modo di essere, della propria indole dei propri ritmi. Sta a noi in qualche modo essere sempre pronti a cogliere e ad ascoltare i nostri bisogni innanzitutto di uomo/donna, di moglie/marito, di padre/madre.

 

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